ORGUE À CÉLESTA MUSTEL (PARIS, 1897)

Orgue à Celesta Mustel Modèle N° 11 (Paris, 1896/7 Nr. 874-670 )

On the music stand: 1st January 1897; on the windchest: 20 March 1896
Sul leggio: Primo Gennaio 1897; sul somiere: 20 Marzo 1896

Watch and listen / Guarda e ascolta

Watch the video

Stop list / Disposizione fonica

Disposizione fonica visuale

Disposizione fonica visuale con registri
À la main:
G – Grand Jeu, E – Expression
Accessoires
P- Prolongement, Accouplement, Double Expression, Tallonieres pour le Prolongement et pour le Grand Jeu
Mobile in Palissandro (acajou), 2 tastiere di 61 note Do-do in avorio ed ebano. Larghezza 127 cm, profondità 67 cm, altezza 149 cm, peso 290 kg. Diapason 439 Hz.

The instrument / Lo strumento



Galleria fotografica del restauro (Bottega organaria Pietro Corna) / Photo Gallery of the restauration (Bottega organaria Pietro Corna)


Catalogo Mustel dell’anno 1896


L’harmonium d’Art, questo sconosciuto

L’harmonium, brevettato nel 1842 dal costruttore parigino Alexandre François Debain (1809-1877), è uno strumento a tastiera nel quale l’aria spinta per mezzo di un meccanismo comandato da due pompe a pedale mette in vibrazione delle lamine metalliche simili a quelle di fisarmonica ed armonica a bocca dette “ance libere”. L’harmonium dispone di diversi registri (famiglie di suoni timbricamente omogenei) che agiscono su regioni indipendenti di un’unica tastiera permettendo all’esecutore di gestire contemporaneamente differenti altezze, timbri e gamme dinamiche.
Tutti hanno ascoltato almeno una volta il suono di un harmonium dimenticato in una chiesa di campagna, ma pochi immaginano che tra esso ed un “Harmonium d’Art” c’è la stessa differenza che passa tra un violino di fabbrica ed uno Stradivari.
Victor Mustel (1815-1890), il più geniale costruttore di tutti i tempi, vede in esso la fusione dei caratteri dell’organo e del pianoforte. Egli preferisce chiamarlo “Orgue Expressif”, sintetizzando l’essenza di uno strumento in grado di sostenere suoni che si possono gonfiare e dissolvere a piacimento in una gamma pressocchè infinita di sfumature. L’affinità con il pianoforte è straordinaria, pur in una direzione che ricorda la capacità di controllo propria degli strumenti ad arco.
L’harmonium, nato da un filone di ricerche dettato dall’estetica romantica, elegge a protagonisti i concetti di gamma timbrica, dinamica e cantabilità prendendo le distanze da un mondo, ritenuto obsoleto, nel quale agogica ed articolazione ritmica sono il perno dell’eloquio.
Nel periodo che segna il passaggio tra le due concezioni estetiche, gli organari si ingegnano alla ricerca di soluzioni finalizzate ad affrancare l’organo della dinamica “a terrazze” propria del barocco. I tentativi ed i brevetti sono molti, ma la sola vera soluzione universalmente adottata è la cosiddetta “Cassa Espressiva”. Una parte dello strumento è collocata in un vano chiuso da una sorta di persiana che l’esecutore può aprire e chiudere a piacimento, ma il sistema presenta un punto debole: in qualsiasi strumento musicale le variazioni dinamiche influenzano il timbro, mentre il suono delle canne contenute nella cassa espressiva non può in alcun modo avere inflessioni dinamiche senza compromettere l’accordatura. L’effetto dinamico percepito deriva, pertanto, solo dai movimenti della persiana. Le ricerche che condurranno all’harmonium si muovono in una direzione opposta rispetto a quella organaria: un generatore di suono detto “ancia libera”. Si tratta di una lingua vibrante di ottone in grado di produrre un suono la cui frequenza rimane pressocché costante al variare della pressione dell’aria che, invece, influenza l’ampiezza della vibrazione e, quindi, la gamma dinamica. La storia dello strumento fa registrare un susseguirsi frenetico di perfezionamenti ed invenzioni, molte delle quali prodotte dalla menti vulcaniche di Victor e Alphonse Mustel.
Nel mondo dell’harmonium si sviluppano due linee operative. La prima – che, per inciso, Mustel non seguì mai – conduce al tipo di harmonium più diffuso: uno strumento facile da suonare, non troppo costoso, resistente al freddo ed all’umidità, poco bisognoso di cure e manutenzione e dal suono insicuro, inespressivo e dolorosamente lamentoso. Dalla parte opposta si colloca un tipo di strumento, chiamato all’epoca “Harmonium d’Art” con l’intento di distiguerlo dall’harmonium comune. Esso è incredibilmente complesso e costoso, assai difficile da suonar bene, curato nei minimi particolari, in grado di rendere le illusioni del “respiro” e dell’arcata, ricco di armonici.
Questo strumento, protagonista delle riunioni musicali nei Salotti à la mode, seduce un gran numero di compositori e pianisti/organisti: da Franck a Liszt, da Saint-Saëns a Bizet fino a Dvorak, Janacek e Schoemberg.
 Come già avvenne con le realizzazioni dei claviorgani barocchi, strumenti ibridi nei quali convivevano canne e corde, anche l’harmonium fu fatto oggetto di esperimenti nei quali esso veniva associato a strumenti simili al pianoforte. Lo strumento che ne derivava (Harmonicord di Debain o Harmonium-Piano di Alexandre) era assai interessante, ma presentava un serio problema pratico: l’harmonium, a differenza del pianoforte, è praticamente indifferente alle variazioni di temperatura. Era quindi molto difficile tenere accordati insieme i due elementi costituenti la meravigliosa macchina sanora.
            La soluzione al problema nasce dalla presa d’atto che la celesta, strumento a barre d’acciaio percosse da martelli comandati da una tastiera inventato dallo stesso Mustel nel 1886, al variare della temperatura ha un comportamento analogo a quello dell’harmonium.
            Da qui a creare l’Harmonium-Célesta il passo è breve. Il connubio è felicissimo: la celesta conferisce all’harmonium la brillantezza che ad esso manca; l’harmonium sostiene i suoni necessariamente brevi della celesta. Ne deriva uno strumento dalla tavolozza timbrica straordinariamente ricca a disposizione di un unico esecutore.

L’Expression, qualité suprême! (Mustel, 1903)

L’Expression, en musique, c’est l’âme, c’est la vie. Cette qualité, dans un instrument, de pouvoir chanter la mélodie, prime en importance sur toutes les autres, y compris même la polyphonie et le timbre…Pourquoi le violon est-il, sans conteste, le roi de l’orchestre, et à la fois, l’instrument le plus admiré. Il n’a pas le son aussi pur que la flûte; son timbre a même naturellement quelque chose de grinçant que tout l’art du virtuose développé par de longues études, s’applique à modifier, à adoucir. Mais il est expressif ! Il l’est au degré suprême sous l’archet, il chante, il pleure, il rit, il parle presque ….. et ce merveilleux pouvoir d’émotion qu’il possède fait oublier ses défauts, s’il en a, lui vaut l’admiration de tous et l’amour de l’artiste qui se dévouera au plus laborieux des apprentissages.La faculté expressive est donc hautement appréciée du musicien. Eh bien! comme le violon l’Harmonium la possède, et seul parmi les instruments à clavier, il la réunit à la polyphonie absolue et à la prolongation du son: de là sa dénomination d’Orgue expressif, donnée à l’origine. C’est bien là, en effet, son caractère distinctif.”

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *